EMILIANO BAZZANELLA

A cura di Giulia Cacciola

Inaugurazione: sabato 12 giugno, ore 17.30
Aperto dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00
Chiuso alla domenica e lunedì
Fino a sabato 10 luglio

In Frying, l’artista mette in comunicazione tramite la tecnica della frittura, aspetti differenti della vita e dell’arte contemporanea. All’interno dello spazio espositivo, l’artista innesca una riflessione sulla società, che basata ormai quasi completamente su un consumismo forsennato, coinvolge necessariamente anche fenomeni estetici ed artistici.

L’intera esposizione ruota intorno alla dicotomia tra la frittura – come rappresentazione della gastronomia – e l’arte. Emiliano ha quindi ragionato su ciò che può essere universalmente riconosciuto come appetitoso e stravolgendo l’accezione del termine, ha creato un’illusione esplicitamente e volutamente provocatoria, capovolgendo l’utilizzo di una tecnica culinaria per attuare un rinnovamento dell’arte dal punto di vista tecnico e visivo che la renda più appetibile.

La frittura, però, rappresenta solo l’involucro dorato, materico, quanto effimero, di materiali ben precisi e che l’artista sceglie – non a caso – per la loro natura.

Frying è soprattutto frittura di plastica: cellulari, smartphone, mascherine chirurgiche e bottigliette d’acqua, tutti beni di uso quotidiano realizzati con materiale non biodegradabile, ottenuti per sintesi chimica. Non si tratta però di operare l’ennesimo riutilizzo estetico di oggetti esausti, quanto più di ricreare – in modo particolare con l’installazione Rain Landscape – un inquietante scenario futuro di un pianeta in cui i rifiuti sono i protagonisti.

È a questo punto che si pone il vero problema sull’alimentazione non estetica: in futuro che cosa mangeremo? Emiliano ha creato una risposta provocatoria, paradossale ma altrettanto lapidaria, se non ci sarà altro, l’unica alternativa sarà solo: plastica fritta.

Frying

a cura di Giulia Cacciola

Nei lavori di Emiliano Bazzanella ci si trova a tu per tu con il flusso fagocitante della sua ricerca filosofica, ma è come se i suoi ragionamenti trovassero il modo di materializzarsi, di assumere una forma concreta al di fuori del possibile caotico flusso di coscienza.

La riflessione sviluppata da Emiliano per questo progetto tocca vari ambiti di ragionamento e trova un riferimento principale nella tecnica della frittura. In Frying, l’artista mette in comunicazione almeno tre aspetti differenti della società e dell’arte contemporanea, che sono inconsapevolmente e concettualmente collegati: l’aspetto estetico-formale, la gastronomia e l’ecologia.

Alla base del progetto di Emiliano si scorge molto facilmente un citazionismo ironico, in richiamo a molte opere d’arte novecentesche, che sono diventate il punto di partenza e di evoluzione del gusto estetico odierno. A partire da questi esempi storici, l’artista innesca una riflessione sulla società, che basata ormai quasi completamente su un consumismo forsennato, coinvolge necessariamente anche fenomeni estetici ed artistici.

L’intera esposizione ruota intorno alla dicotomia tra la frittura – come rappresentazione della gastronomia – e l’arte. E’ noto che la maggior parte degli alimenti, se impanati e fritti, risultano essere gradevoli e gustosi, tanto che la frittura è una delle tecniche culinarie più diffusa al mondo.

Ecco che, per parallelismo, realizzare materiali plastici di uso comune fritti, può voler significare la creazione di opere che dal punto di vista estetico-formale sono facilmente fruibili e concettualmente edibili. Emiliano ha quindi ragionato su ciò che può essere universalmente riconosciuto come appetitoso e stravolgendo l’accezione del termine, ha creato un’illusione esplicitamente e volutamente provocatoria.

Come ogni momento della nostra vita, oggi anche l’alimentazione è contaminata da nozioni di design, diviene spesso performance e è stata trasformata in una vera e propria esperienza.

Il piatto è una composizione estetica di consistenze e colori, frutto di una ricerca quasi ossessiva di materiali nuovi e di emozioni mai provate. Accade così, che un bisogno primario per ogni essere vivente, si sta progressivamente trasformando in opera d’arte a tutti gli effetti.

Per l’artista diventa dunque semplice capovolgere il tutto e utilizzare tecniche culinarie per attuare un rinnovamento dell’arte dal punto di vista tecnico e visivo, che la renda più appetibile.

La frittura degli oggetti ha portato a una matericità inedita, ha plasmato i materiali deformandoli, rendendoli sinuosi, più spessi, consistenti e con cromatismi nuovi e quasi non riproducibili in altro modo. La quantità degli ingredienti e i tempi di cottura determinano l’aspetto dell’opera finale, che a seconda delle dosi di farina o di uova, può apparire più o meno croccante oppure più o meno dorata. Emiliano applica così tecniche diverse – come un pittore che ricerca la giusta gradazione di colore e di intensità – in cui la cucina viene asservita a finalità puramente estetiche.

La frittura, però rappresenta solo l’involucro dorato, materico, quanto effimero, di materiali ben precisi e che l’artista sceglie – non a caso – per la loro natura, fulcro della terza suggestione del progetto. Frying è soprattutto frittura di plastica: cellulari, smartphone, mascherine chirurgiche e bottigliette d’acqua, tutti beni di uso quotidiano realizzati con materiale non biodegradabile, ottenuti per sintesi chimica. Non si tratta però di operare l’ennesimo riutilizzo estetico di oggetti esausti, quanto più di ricreare – in modo particolare con l’installazione Rain Landscape – un inquietante scenario futuro di un pianeta in cui la cenere ha sostituito l’erba, le mascherine chirurgiche o i cellulari hanno sostituito i fiori e le bottiglie di plastica la pioggia. È a questo punto che si pone il vero problema sull’alimentazione non estetica: in futuro che cosa mangeremo?

Emiliano ha creato una risposta provocatoria, paradossale ma altrettanto lapidaria, se non ci sarà altro, l’unica alternativa sarà solo: plastica fritta.

Nella circolarità del ragionamento dell’artista, trova posto anche un’ultima riflessione, chiave di lettura per l’intero progetto. Gli oggetti fritti, protetti dall’involucro appetitoso, altro non sono che i simboli della società contemporanea, oltre che paradossalmente simboli che ci garantiscono un senso di sicurezza. Michel Foucault diceva oggi viviamo nell’ambito di un dispositivo di sicurezza in cui dominano la paura e la sensazione che il rischio stia sempre aumentando.

In questa condizione esistenziale in bilico tra ricerca estetica estrema e il distanziamento, l’uomo continua a consumare e produrre in un circolo vizioso forsennato.

Emiliano Bazzanella allora si chiede: tu, uomo contemporaneo che hai tanta paura e ricerchi una sicurezza che nel suo estremo coincide con la morte (chi è più sicuro dell’uomo morto?), non ti rendi conto che per questo tuo assillo e per l’eccessiva quantità di plastica che ne deriva, soffocherai nel mondo del quale avevi tanta paura?

Giulia Cacciola